Certi giorni le dita non si staccano dalla barra spaziatrice. Stanno lì e tu fissi lo schermo. Idee forse, ma non buone. Desiderio di scrivere forse, ma nessuna ispirazione. Sei un blogger senza la penna magica, un pifferaio senza la melodia. I tuoi post non escono fuori dal cervello, men che meno dalle dita.
Quanto tempo è che non butti giù un articolo in 15 minuti?
Non preoccuparti e non ti sentire a disagio, sei sempre un bravo scrittore. Sembra terribile, ma non è definitivo. Hai solo il blocco della tastiera. Purtroppo però, non sempre puoi aspettare che l’ispirazione arrivi.
Cosa fare?
Cambia stanza e sfoglia la rivista più colorata che hai sotto mano
Ho riscontrato molti benefici dal leggiucchiamento della mia rivista preferita. Innanzitutto è gratificante per gli occhi, poi concede alla mente un break da quella sensazione di impotenza che ti fa sentire un pessimo redattore. Basta e avanza per portare la mente via quei 10 minuti di disispirazione.
Ascolta la tua musica preferita
Vorrei dire perchè ha un effetto rilassante su corpo e mente. Ma dico più o meno. Perché non sempre gli scrittori ascoltano musica lounge, per cui può capitare di sentire uno scrittore con musica metal a palla… se ispira ispira no? Per esperienza personale, con me funziona sempre.
Questi sono i due consigli più “comodi” che ho. Ma che ce ne sono centiaia da scrivere. Chi ha voglia di condividere i suoi?
Immagino che anche tu ogni mattina ti sieda al pc e legga i tuoi feed preferiti. Avrai anche una serie di testi preferiti e una lista di quelli che a tempo debito leggerai. Allora suppongo che tu legga tantissimo e magari sei stato uno studente brillante.
La preparazione di un redattore, non importa tanto fare distinzione tra carta e web, è una cosa fondamentale ma personalmente ritengo anche che il talento non derivi dalla preparazione. Dalla preparazione discendono magari uno stile impeccabile e una sintassi perfetta, il che non autorizza i creativi a infischiarsene delle regole. Per cui non ritengo giusto lesinare sui costi della nostra educazione e sul tempo che trascorriamo a limare il nostro lavoro. Se un manuale ti piace, lo compri e spendi anche un po’ di più. Quando ne avrai appreso ciò che ti serve ne sarai ripagato. E ti permetterà di non maltrattare il lettore, che spesso ha molta fiducia in te. Similmente, se vuoi scrivere un bell’articolo non puoi pensare di buttarlo giù in 10 minuti, ci vorrà del tempo. Se un pezzo va consegnato entro le 15 e sono le 14 e 30, per favore non metterlo in pubblicazione, a meno che non sia di due righe e scritte proprio bene. Anche questo è rispetto per il lettore e per il tuo lavoro.
Non me ne vogliano quei blogger che scrivono per 50 centesimi e che a furia di tenere un occhio fisso sul cronometro lasciano dietro di sé una scia di refusi, i quali attraversano l’atmosfera del cervello del lettore come un satellite, si incendiano durante la fase di comprensione e poi cadono dall’altezza vertiginosa del metro di giudizio di questo. Lasciando un cratere nell’ego del povero redattore malpagato. So che chi paga 50 cent un post non si merita di avere la competenza di nessuno. Ma il writer dell’ultim’ora si pentirà di non aver curato abbastanza la sua arte e non ci sarà modo di rimediare. Perché i refusi rimarranno lì a martellarlo e non potranno essere corretti a meno di scrivere all’editore e pregarlo di fargli revisionare i testi. Gratis.
A prescindere dallo sfruttamento dei blogger nel sottobosco dell’editoria ci sarebbe da chiedersi quanto vale far leggere un post che ha dentro delle buone idee e sgrammaticate. Se quello scrittore ha talento e idee qualunque persona che ha mezz’ora di tempo in più per rileggere quello che ha scritto può sparare a zero sul suo lavoro. E allora ne vale davvero la pena? No, a meno che non si decida un giorno che è giusto cancellare dati che possono essere motivo di imbarazzo per chi li ha prodotti. Cosa che farebbe la felicità di molti.
Essere sempre in linea ha i suoi lati positivi. Ma questo mare di informazioni e stimoli continui non farà più male che bene a noi e alla nostra scrittura? Clienti con cui si può parlare in tempo reale, articoli dell’ultim’ora in posta elettronica, amici su Facebook, cellulari e cerca persone che trillano. E riunioni col consiglio di amministrazione.
Se è necessario essere aggiornati sempre e comunque non sarà allo stesso tempo necessario prendere del tempo ogni tanto? Sappiamo che essere bombardati da stimoli continui ci mette a rischio di diventare vittime dell’information overload, patologia in cui, schiacciati dal peso delle opzioni disponibili diventiamo incapaci di poter effettuare delle scelte per le troppe possibilità aperte. Sappiamo che essere disponibili in ogni luogo e tempo ci stressa notevolmente. E’ possibile in queste condizioni continuare ad avere quella predisposizione mentale alla creatività? Dove trovare lo stimolo per inventare qualcosa di diverso se siamo costretti a ricevere stimoli insistenti da pc e smartphone?
Anche Bill Gates quando si concede una vacanza si disconnette dal mondo.
E tu blogger, sei sicuro di voler rimanere sempre online?
Dopo una serie di mesi di pausa, chiamiamola così, ho finalmente ripreso possesso dello spazio del mio blog. Trovo che sia una cosa importante per chiunque abbia un blog, perché quando finalmente ti rendi conto che puoi scrivere la pagina che hai sempre desiderato hai fatto un grande passo avanti. Credo di essermi ripetuta, ma la cosa non è così banale come sembra. Tra il dire semplicemente che scrivi e il dire che scrivi la tua migliore pagina di sempre (o almeno quella che in quel momento pensi lo sia) c’è una grande differenza. E ci sono almeno 10 motivi per cui dovresti mettere mano alla tastiera:
1. Scrivere è un atto di conoscenza.
2. Scrivi ciò che ti appassiona.
3. Sei ispirato, questa è una grande motivazione.
4. Scrivi per il lettore, anche quando parli di te.
5. Scrivi per gli amici, per la mamma, per il cane, per il partner, per quelli a cui vuoi bene.
6. Hai un appuntamento con te stesso. Devi aggiornare il blog.
7. Hai una nuova scoperta da condividere con il pubblico.
8. Hai creato una discussione, è ora di approfondire un argomento appassionante.
9. Puoi chiamare qualcuno che stimi per scrivere un post da ospite.
10. Hai a disposizione tutto lo spazio che vuoi, usalo.
Condividi con me le tue motivazioni personali se ti va, è questo lo scopo per cui siamo qui, no?
Vi chiederete come mai data la moltitudine di blog già online, magari scritti da persone molto più competenti di me, mi sia lanciata nell’ennesima cyberavventura. La risposta è immediata e quantomai banale, perché se non l’avessi fatto sarei stata tagliata fuori dal mercato, niente visibilità, niente business, nada, nothing to do, stop…
Perchè tutti avrebbero avuto il loro posticino online, la loro nicchia dalla quale rispondere ai Followers, agli iscritti ai feed, agli amici di Facebook. E io no. Perchè comunque vada, chi ti assume (o ci si augura ti possa assumere ) controlla il tuo sito e le tue referenze online, perchè vuole leggere quello che scrivi e capire quanto ci tieni al tuo lavoro, quanto ti piace essere presente, investigare il mondo, o solo quanto ti stia a cuore seguire quello che succede nel mondo. O magari vuole controllare che tu scriva in italiano corretto. E mi auguro che adesso non mi succeda di scrivere qualche orrore. Se lo faccio perdonatemi e scrivetelo nei commenti. Grazie.
La seconda risposta, quella più personale, per quelli che proprio non si vergognano di dire le cose come stanno e nemmeno di sentirsele dire, è che sono una di quelle persone che amano avere l’attenzione su di sé e che pensano sempre di dover dire qualcosa al mondo, anche se poi molti dei miei commenti non serviranno a cambiare il quadro politico-istituzionale, social-culturale italiano e nemmeno a decidere come passare un giorno qualunque. Ma lasciateci almeno, a me e a noi quasi giornalisti/e blogger, il diritto di scrivere quello che ci pare, visto che questo, a patto di essere onesti, è il nostro lavoro. Di pagine nel web ce ne sono a centinaia di trilioni, e allora non sbaglio se penso che se ho voglia di esprimermi posso farlo quanto voglio.
Sarà questo il sogno di ogni giornalista? un giornale con pagine che non finiscono mai?
Per me sì.




